sabato 26 novembre 2016

L’ex generale Manlio Guido, il sindacato ed i Finanzieri Democratici

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Sono trascorsi molti anni dall’episodio in argomento, tanto da farlo transitare nella storia della Guardia di Finanza, ma vorrei fare alcune osservazioni nel merito della vicenda già pubblicata dal Blog.
 
Si è parlato, nell’ambito dell’interrogazione parlamentare, pubblicata ora per allora, di un volantino diffuso – in maniera capillare – da alcuni militanti del Movimento dei Finanzieri Democratici (una associazione regolarmente costituitasi con atto detenuto dall’Ufficio del Registro di Trieste). All’epoca dei fatti stampato con il ciclostile e la carta del sindacato confederale CGIL, elemento questo che non poteva certo sfuggire ad un abile e corretto investigatore. Ma poi, di quali investigazioni vogliamo parlare se i contenuti del volantino erano, senza ombra di dubbio alcuno, del tutto pacifici, di natura sindacale e non oggetto di notizie di reato? Questo, si badi bene, non lo diciamo noi che siamo di parte ma lo ha scritto la Magistratura nell’ambito della procedura di archiviazione. Persino il Colonnello Furio Sanzin, che era stato incaricato dallo stesso Guido per effettuare delle indagini, è arrivato alle medesime conclusioni dei magistrati inquirenti: una sorta di falsa notitia criminis, quella che in gergo giornalistico viene definita una bolla di sapone, una bufala. Probabilmente, anche uno studente al primo anno di giurisprudenza oppure un aspirante finanziere si sarebbe accorto che in quel volantino non vi era alcun contenuto sovversivo, tale da farlo ritenere stampa clandestina. Allora, seguendo quel metodo, anche quei milioni di volantini pubblicitari che circolano nelle nostre cassette della posta potrebbero essere definite da qualche zelante generale come stampa clandestina? Suvvia! Se Manlio Guido fosse stato più attento sarebbe risalito senza alcuno sforzo giudiziario ed investigativo alla paternità di quel volantino. Ma, ripetiamo, anche se avesse individuato subito gli autori cosa avrebbe fatto, li avrebbe sculacciati perché non ne condivideva il contenuto? In un Paese serio e democratico queste cose non dovrebbero accadere, uno spreco di risorse economiche e di energie investite nel nulla. Peccato che, all'epoca, la Corte dei Conti non si sia accorta di questi sprechi.
 
Guido, però, non contento di questa figuraccia inviò un’altra denuncia alla Procura Militare di Padova, per un presunto quanto improbabile furto militare: una comunicazione in fotocopia (una sorta di circolare) dalla quale era stata forse tratta un’altra fotocopia, che riguardava gli organismi di rappresentanza militare (pseudo sindacato), quindi di natura non riservata  ma decisamente pubblica. Insomma, un qualcosa che doveva essere diffuso divenne oggetto di un’ulteriore denuncia con delle ipotesi di reato del tutto fantasiose. Anche qui venne posta in essere una prevedibile archiviazione – con la formula perché il fatto non sussiste –  da parte della Procura Militare di Padova.
 
Sono trascorsi anni ed ormai sono episodi che fanno parte della storia della Guardia di Finanza, una storia dalle tinte grigie, ma sarebbe stato bello ed anche opportuno che Manlio Guido si fosse almeno scusato con i diretti interessati delle due vicende.
 
Lorenzo Lorusso – presidente naz. dei Finanzieri Democratici

3 commenti:

  1. Caro Lo Russo ,
    l'articolo ha richiamato alla mia memoria ciò che accadde se ben ricordo nel lontano 1997 a Bari dove ero stato destinato quale ufficiale di matricola e direttore dei conti in seguito al trasferimento per sospetta simpatia con il movimento democratico dei finanzieri.
    In quell'anno scoppio nella caserma della allora legione una epidemia di scabia fra i militari che erano stipati in camerate in seguito a lavori di ristrutturazione nonostante ci fosse un appartamento destinato al generale comandante di zona di 14 stanze generale che dimorava da solo.
    Attraverso il sindacato Uil la cosa fu denunciata pubblicamente su mio imput.Apriti cielo.Furono fatte pressioni e dichiarazioni che avrei dovuto sottoscrivere cosa che mi rifiutai di fare dal momento che contestai che tale richiesta veniva avanzata solo alla mia persona.Le alte sfere militari decisero di denunciare il sindacalista della Uil per diffusioni di notizie false tendenti a turbare la pubblica opinione.Il dibattito in aula fu irreale.Dovettero ammettere l'epidemia,il colonello comandante della legione dovette precisare il numero delle stanze dell'alloggio del generale e non seppe precisarle nonostante fosse il responsabile della caserma.Il sindacalista fu assolto e la notizia ebbe la sua eco sui giornali di allora ed il generale rilasciò una dichiarazione ai giornali pietosa confermando che il suo alloggio era di solo 11 vani utili.
    Mi avevano inviato ad una specie di "confino" credendo che non avrei potuto creare danni.Dopo poco feci un mio articolo sugli alloggi di servizio che faceva riferimento ad un analogo articolo del Finanziere ponendo 3 quesiti e chiedendo la pubblicazione.Al riguardo ricordo che versai 3000 lire come previsto.fui allora convocato dal comandante generale il famoso gen.Giudice che mi propose il trasferimento in una sede a me gradita con il patto che non avessi più "rotto i coglioni"secondo il linguaggio tipico di caserma.Chiesi la sede di Como perché avevo necessità che mia moglie lavorasse per darmi una mano economicamente perché subivo trasferimenti con una media di due tre anni da un capo all'altro di Italia.Mia moglie francese era infermiera diplomata di stato estero anche se comunitario il cui titolo non era allora riconosciuto.La sede di Como era vicino alla Svizzera dove il suo diploma era riconosciuto e dove trovò lavoro.Mi assegnarono il comando della Compagnia di Olgiate Comasco noto comando per difficoltà di varia natura con la speranza che mi fosse capitato qualche grana per farmi fuori.Ho comandato il reparto con uno spirito da raccontare in altra sede e dopo tre anni ho preferito la libertà civile e democratica e sindacale congedandomi a domanda ad ottobre del 1981.Nel frattempo a primavera o giù di li dello stesso anno avevo vinto il ricorso contro il trasferimento in seguito al ricorso al Consiglio di Stato che definì il provvedimento illegittimo altro duro colpo per il Comando Generale che dovette pagare anche le spese anche se in quantità abbastanza irrisoria annullando la scandalosa sentenza del Tar di Venezia ottenuta sotto pressione delle gerarchie venete del corpo .
    Carmine Buffone ex cap.o.a. della G.diF.

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  2. Dimenticavo di raccontare che la direzione del Finanziere non pubblicò il mio articolo con i 3 quesiti ne restituì le 3000 lire giustificando il fatto che a loro dire le risposte le avevo avute dal Comandante Generale nella convocazione nonostante avessi fatto presente che il colloquio aveva avuto altra natura.
    C'è poi sempre a proposito dell'articolo un particolare curioso da rammentare.Ero entrato in confidenza con il maresciallo Fazio del servizio I destinato a pedinare i miei passi. Gli avevo accennato della intenzione di un mio scritto in seguito al famoso articolo del Finanziere sugli alloggi.Mi invitò a fargli pervenire una copia cosa che feci.In effetti fui convocato dal comando generale dopo pochi giorni dalla consegna.Con il maresciallo Fazio eravamo arrivati ad una specie di accordo che prevedeva eventuali chiarimenti o integrazione alle veline dei carabinieri che stilavano sul mio conto quando partecipavo su inviti a convegni di Nuova Polizia diretti da Fedeli per la smilitarizzazione della polizia di stato.Queste resoconti esageravano nel riportare applausi al limite delle ovazioni sui miei interventi e spesso consigliavo al maresciallo di riportare una realtà dei fatti più corrispondente.Gli applausi erano di cortesia e non così scroscianti come si riportava in quelle veline.Il maresciallo in verità esercitava una vigilanza piuttosto blanda perché si rendeva conto che quella era una operazione che violava la libertà di pensiero e che in fondo non arrecava alcun danno alla istituzione.Ne devo dare atto anche perché siamo rimasti in ottimi rapporti ed ho avuto occasione di rincontrarlo simpaticamente a Como dove poi era stato trasferito presso il comando legione.Anche il suo diretto superiore del servizio I un capitano di cui non ricordo il nome non era entusiasta di quella operazione di polizia nei miei confronti.All'epoca anche se assai rari vi erano ufficiali che sapevano valutare certe situazioni con quella tolleranza dovuta a chi aveva certe idee di libertà di democrazia ed accettavano scambi di opinioni nel reciproco rispetto .

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  3. Devo fare una precisazione.Gli avvenimenti si riferiscono all'anno 1977 perché nel 1997 ero già in pensione dall'agosto quale funzionario direttivo 9°livello direttore tributario dell'ufficio dell'allora II.DD.di Firenze.Nell'ottobre del 1981 avendo vinto un concorso pubblico nella carriera direttiva del Ministero delle Finanze mi ero congedato a domanda per amore delle libertà civili e sindacali.

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