mercoledì 8 giugno 2016

L’Italia dei (pre)potenti

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Il giornale la Repubblica ha pubblicato un interessante servizio sul caso Banca Popolare di Vicenza, sulla” rete” di Zonin (nella foto), sulla lentezza delle indagini ed il destino dell’ex presidente. 

L’inchiesta giornalistica informa il lettore su fatti, eventi e personaggi che lasciano sconcertati per la loro gravità e per come certe istituzioni siano coinvolte. 

La BpVi è stata oggetto in un primo momento di accertamenti fiscali, valutari e giudiziari a vario titolo dal 2001 al 2014 che si sono conclusi con affossamenti da archiviazioni, prescrizioni di reati e sentenze a non luogo a procedere. Tutto questo è stato possibile grazie ad una rete di protezioni e connivenze poste in essere dall’ex presidente della Bp Vi, Zonin, già noto come il re dei vini. Ispettori della Banca d'Italia, appartenenti alla Guardia di Finanza, alti funzionari della Pubblica Amministrazione, hanno fatto parte di quella fitta schiera di pretoriani che hanno permesso a Zonin di portare la BpVi all’orlo del fallimento senza pagarne le conseguenze, mentre 118mila risparmiatori chiedono giustizia. 

A titolo informativo possiamo citare alcuni personaggi di questa vasta rete che sono entrati nella galassia delle attività di Zonin

Il procuratore capo di Vicenza, Antonio Fojello, nel 2005 chiude una inchiesta con un non luogo a procedere e nel 2011 lascia la magistratura e viene chiamato nel cda della Nord Est Merchant detenuta da BpVi. 

Giuseppe Ferrante, ex capo del Nucleo di Polizia Tributaria di Vicenza, già nel 2006 diventa responsabile della Direzione Antiriciclaggio della banca. 

Mario Sommella, funzionario della Banca d'Italia, viene assunto nella segreteria generale della banca con lo stesso ruolo di provenienza della Banca d'Italia

Entrano a far parte della BpVi Luigi,  Amore, altro uomo ai vertici della Banca d'Italia e Gianfranco Falchi, già membro della segreteria della Banca d'Italia ai tempi del governatore Mario Draghi

Nel 2012 nel cda di Banca Nuova, creata a Palermo da BpVi, viene nominato come consigliere indipendente Manuele Romei Passetti,  già presidente della Corte d'Appello di Venezia, competente per il territorio di Vicenza

Il prefetto Sergio Porena, rappresentante degli Interni a Vicenza, fra il 1989 e il 1991, è già probiviro di BpVi per poi far parte del cda della Fondazione Roi il cui presidente è sempre lo stesso Zonin.

Andrea Monorchio, dopo tredici anni come Ragioniere dello Stato, viene nominato nel cda della Banca Popolare in questione fino a divenirne vicepresidente nel 2012, una specie di ambasciatore di Zonin nei palazzi romani del potere. 

Il diplomatico Sergio Vento, già ambasciatore a Parigi viene ingaggiato da Zonin come vice presidente della Nord Est Merchant Due, società di risparmio gestito della BpVi

Attualmente è in corso una ulteriore indagine giudiziaria per ostacolo alla vigilanza e aggiotaggio, falso in bilancio e associazione a delinquere a carico del presidente della BpVi, del direttore generale, dei vice presidenti e di due consiglieri. Le indagini sono condotte dalla G.di F. di Vicenza e dal Nucleo Valutario di Roma. La procura di Vicenza indaga nuovamente poi su tutti gli ex uomini di vertice della BpVi che nel frattempo hanno lasciato o sono stati rimossi. Indagano altresì le procure di Prato ed Udine

La complessività dell’inchiesta vede coinvolte varie procure e nulla si è fatto al momento nonostante le lagnanze del Procuratore di Vicenza, che richiedeva più personale qualificato e quelle del sindaco di Vicenza, Achille Variati, che si è rivolto al ministro della Giustizia Andrea Orlando, che al momento non ha fornito alcuna risposta o atto per rimuovere questi ostacoli. Intanto Zonin si gode la sua bella villa e tenuta friulana di Ca’ Vescovo gustandosi uno dei suoi pregiati vini della sua produzione alla faccia di noi semplici comuni mortali. 

Cosa dire di più se non lo sconforto nel vedere questo paese avvolto da un potere corruttivo tanto esteso da non far sperare in un riscatto morale e civico che come una fitta nebbia oscura avvolge quanto più è possibile. 

Uomini di potere già abbondantemente sovvenzionati da uno Stato parassitario, non contenti delle loro posizioni di privilegio anche economico, hanno continuato il loro arricchimento a danno di semplici cittadini che avevano affidato il risparmio del loro semplice e duro lavoro per assicurare un futuro a loro stessi ed ai familiari. Questi famelici vampiri dovrebbero giacere nelle prigioni dello stato a vita come avviene nella democratica USA che non fa sconti ad evasori ed estorsori.
Sull’operato di certi vertici della G. di F. la cosa non ci meraviglia più di tanto, ma siamo costretti a rinnovare la domanda di sempre. 

Per prima cosa vogliamo sottolineare che non ci basta più la solita dichiarazione che si tratta di una isolata mela marcia perché abbiamo già sottolineato che a noi sembra più un albero malato ed infettato. Questo brillante ex capo del nucleo di Polizia Tributaria di Vicenza, quali valori aveva maturato durante la sua carriera? Dove erano i suoi valori militari, i suoi valori della tradizione e storie di questo tipo? Aveva dimenticato il giuramento solenne - tutto impettito, con sciarpa azzurra da N.H. e sciabola sfoderata - alla Repubblica Italiana a difesa dei suoi valori costituzionali? Come è stato possibile che abbia operato impunemente senza che le gerarchie siano intervenute? Non avrà certo operato da solo e non siamo in grado di accertarlo noi, ma la catena di comando non avrebbe dovuto vigilare, sapere e provvedere? Ora ci sono difficoltà di organico, ma il Comando Generale quanto personale ha destinato alla risoluzione delle inchieste che sono oggettivamente complesse? Collaborare a rilento è una forma indiretta di inadeguatezza alla lotta alla corruzione, di sostegno alla catena di protezione messa in opera dai così detti pretoriani di questa squallida vicenda. 

Fra pochi giorni ci sarà il solito anniversario del Corpo. Ascolteremo la solita retorica, il solito politico di turno con funzioni di ministro sottolineare i risultati di servizio sui quali noi siamo da sempre critici perché non sono reali in termini di effettive entrate. Si citerà anche la lotta alla corruzione ed alle sue varie forme senza un minimo di pudore. Ci sarà qualche altra medaglia alla bandiera inventando chi sa che cosa. Tutto luccicherà per offuscare la vera realtà. Questa è l’Italia che fa presto ad archiviare le pagine nere della sue istituzioni che nel caso vanno dall’antisemitismo alla vera pulizia morale e civile e militare. 


Dott.Carmine Buffone 
ex cap.O.A. della G.di F. dimessosi per amore della libertà di pensiero
Ex vice direttore delle Dogane di Ponte Chiasso 
Ex direttore tributario delle II.DD. di Firenze 


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(g.t.) Segnalo qui  e  qui i link agli articoli di Repubblica firmati da Franco Vanni citati nel post.

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