sabato 28 maggio 2016

Polizia in stato di agitazione

Sarebbe in atto una feroce repressione da parte dei vertici
Solidarietà da parte dei Finanzieri Democratici


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 Sono tornati i tempi bui per la Polizia di Stato e, più in generale, per tutte le Forze di Polizia.
 
Che al governo Renzi non piacessero le critiche è cosa risaputa, basti vedere cosa è successo alle trasmissioni televisive Ballarò e Virus (sospese proprio nel periodo elettorale), forse perché poco allineate con la politica del premier, ma che anche i sindacalisti della Polizia di Stato potessero rappresentare un pericolo per il governo Renzi-Alfano questo proprio non ce lo saremmo aspettati.
 
Gianni Tonelli, ispettore della Polizia di Stato, laureato in giurisprudenza, membro del Sindacato Autonomo (SAP), sta ponendo in essere uno sciopero della fame ad oltranza. A denunciarlo pubblicamente è stato il mensile Polizia e Democrazia, fondato da Franco Fedeli, uno dei maggiori fautori della smilitarizzazione e della sindacalizzazione della Polizia. Com’è noto, nel 1981, il disciolto Corpo della Pubblica Sicurezza divenne l’attuale Polizia di Stato, dopo anni di lotte e di feroci repressioni. A farne le spese – di queste rappresaglie –  furono, all’epoca delle rivolte pacifiche dei poliziotti, il capitano Salvatore Margherito e centinaia di altri funzionari ed agenti, perseguitati tramite codici militari e regolamenti preistorici, gli stessi che sono rimasti ancora in vigore per la Guardia di Finanza e l’Arma dei Carabinieri. A sostenere con correttezza, serietà, convinzione, fedeltà e spirito di sacrificio, la riforma della Polizia furono i Radicali Italiani di Marco Pannella (che ricordiamo con affetto e stima) ed il compianto Franco Fedeli, che mise a disposizione il suo giornale per chi volesse scrivere liberamente, senza le censure della stampa controllata dai partiti. Ma torniamo a Tonelli, al quale la segreteria nazionale del Movimento dei Finanzieri Democratici ha espresso solidarietà e vicinanza. Nell’ambito dell’intervista rilasciata a Leandro Abeille – redattore del mensile Polizia e Democrazia – Tonelli dice: «In Italia stiamo vivendo due emergenze, la prima è lo stato di sfascio logistico ed infrastrutturale della mia amministrazione, la Polizia di Stato; il secondo, una repressione del dissenso senza precedenti dal dopoguerra».  E qui, il richiamo al governo Renzi ed agli attuali vertici della Polizia è esplicito, anche in considerazione del fatto che sono stati proprio recentissimamente nominati dallo stesso ex sindaco di Firenze. Secondo quanto afferma Tonelli nell’intervista – e non abbiamo motivo di dubitare delle sue dichiarazioni – un suo collaboratore sarebbe stato sospeso dal servizio per avere esibito, durante una trasmissione televisiva, equipaggiamenti, dati in dotazione a lui ed ai suoi colleghi, non idonei. Lo stesso Tonelli è stato bersaglio dei suoi superiori gerarchici, per avere indossato una maglietta che sembrava della Polizia durante la nota trasmissione televisiva di Rai Tre, “In mezz’ora” di Lucia Annunziata. Il sindacalista del SAP, che parla anche per tutelare la salute dei suoi colleghi, correttamente afferma che i giubbetti anti proiettile maggiormente utilizzati dalla Polizia di Stato non reggerebbero di fronte a dei colpi di Kalashnikov. A cosa servono, allora, gli F35 pagati miliardi di euro se poi lo Stato non è in grado di dotare la Polizia di strumenti di difesa passiva? Insomma, sembra di essere ritornati all’epoca dell’oscurantismo e del proibizionismo, laddove sono le idee a fare paura, un fenomeno ben noto anche ai Finanzieri Democratici, vessati e perseguitati quando chiedevano legittimamente e pacificamente la smilitarizzazione e la sindacalizzazione della Guardia di Finanza. Denunce – quelle poste in essere – che poi cadevano nel nulla per evidente carenza di presupposti giuridici di penale rilevanza, qualche spericolato colonnello e generale inondava di querele e segnalazioni le procure ordinarie e militari, intasandole e facendo anche delle pessime figuracce, dimostrando di non conoscere i codici e le leggi in vigore. Regolamenti di disciplina militare applicati in maniera disinvolta, pedissequa, e con due metri e due misure: indifferenza nei confronti della corruzione che stava sotto gli occhi di tutti, sanzioni pesanti per chi era fuori dal coro e chiedeva legittimamente dei diritti. Erano i tempi in cui a capo del dicastero delle Finanze sedeva il ministro Vincenzo Visco, lo stesso che non aveva notato, negli scantinati del suo dicastero, – così come filmato e documentato dalle Iene – i mercatini allestiti quasi sempre da abusivi e da ambulanti che non rilasciavano neppure lo scontrino fiscale.
 
Lorenzo Lorusso – presidente dei Finanzieri Democratici

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