giovedì 4 febbraio 2016

Finanzieri scomparsi a Trieste nel maggio 1945

 
 
In occasione del 10 febbraio, si porranno di nuovo in essere tutte le annuali cerimonie in località Basovizza, intorno a quella che, impropriamente chiamata foiba, è un pozzo minerario in disuso, ed ora monumento nazionale. Delle suddette cerimonie, mi interessa qui porre in rilievo quella relativa alla lapide che, apposta molti anni orsono, commemora circa 100 finanzieri che, nei primi giorni di maggio del 1945, furono arrestati dagli jugoslavi e scomparvero, essendo a detta di quella lapide, stati uccisi e gettati in quella cavità. In primo luogo, sarebbe opportuno che venisse ufficialmente dichiarato il numero esatto dei finanzieri arrestati e scomparsi in quella circostanza, dato che esso non è affatto certo e che su pubblicazioni diverse, esso appare variato, sia pure solamente di qualche unità, ma, a parte ciò, nella sua essenza l’episodio è esatto dal punto di vista storico: circa 100 finanzieri, arrestati dagli jugoslavi, furono, nei giorni successivi al primo maggio, fucilati e fatti scomparire in una cavità carsica; quello che invece non è assolutamente esatto è che il luogo della loro sepoltura improvvisata sia, appunto, la cavità di Basovizza, anzi, vi è, e non da ora, la certezza che il loro luogo di sepoltura sia non la località suddetta alle porte di Trieste, bensì altra località, oggi all’interno della Slovenia, e da Basovizza distante solo qualche diecina di chilometri, e cioè la località di Divaccia, ed esattamente l’abisso carsico di Roditti, nel territorio di quella località.
 
Fu lì che, qualche giorno dopo il loro arresto, quei finanzieri furono trasportati, fucilati ed infoibati. Il fatto è che questa notizia non è affatto scoperta recente, ma era nota fin dall’estate del 1945, sia mediante testimonianze private sia mediante notizie ufficiali fornite, ad esempio, dalla Croce Rossa internazionale, e la documentazione relativa a tutto ciò è da tempo conservata anche nell’archivio dell’associazione dei familiari delle vittime della repressione jugoslava nell’immediato dopoguerra. Rimane dunque da chiedersi perché, in occasione dell’apposizione di quella sacrosanta lapide a  ricordo dei nostri colleghi così tragicamente scomparsi, non si sia deciso di ritenere il luogo di Basovizza come luogo simbolico, ma si sia voluto affermare che di reale sepoltura si trattasse.
 
Il fatto non è di poco conto, infatti, se si dà per certo che quei corpi sono lì sepolti,  non si ha alcun motivo per potere adire le procedure internazionali relative al possibile recupero dei corpi stessi. Essendo ora la Slovenia paese a regime democratico ed europeo, la cosa dovrebbe essere possibile, ma pare che non sia così. In effetti, questa iniziativa dovrebbe essere presa a livello ufficiale a partire dal Comando generale del Corpo, ma fino ad ora non è stata mai presa. Ritenendo, negli anni passati, a titolo personale, che tale iniziativa sarebbe stata opportuna, mi premurai di fare avere alle gerarchie del corpo documentazione probante circa la realtà dell’abisso di Roditti, ma senza alcuna conseguenza. Volendo fare ancora qualcosa di più, mi permisi di scrivere in proposito, sempre a livello personale, a tutte le componenti politiche italiane allora presenti in Parlamento, ma senza avere risposta da alcuno. Lo stesso feci con alcune autorità slovene, e qui ebbi l’unica risposta, quella gentile, del sindaco pro tempore di Roditti, il quale precisava che era spiacente ma la cosa non rientrava tra i suoi poteri, essendo di competenza del governo centrale di Lubiana.
Tempo fa, alcuni finanzieri in congedo, si recarono, sempre ad iniziativa personale, a Roditti, nei pressi di quella foiba, per deporre dei fiori, ma la popolazione locale informò la polizia, la quale, prontamente intervenuta, invitò gli stessi con cortesia ma con fermezza a lasciare il posto, cosa che gli stessi fecero dopo aver accettato anche una cameratesca bevuta offerta da quei colleghi sloveni.
 
Dunque, a quanto pare, non interessa ad alcuno che i corpi di quei finanzieri vengano recuperati ed adeguatamente collocati sul territorio nazionale, magari nella stessa Basovizza,  ma si continua a celebrare in una situazione che non è corrispondente alla realtà storica. La cosa mi pare malinconica.
 
Avendomi, come già detto, dato già sufficientemente da fare su questa vicenda, ritengo, con questo scritto che comunque rimarrà in rete, di avere concluso questo mio impegno per cui non ritornerò più sull’argomento.
 
Vincenzo Cerceo
Colonnello in congedo della Guardia di Finanza

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