lunedì 4 gennaio 2016

La figura eclettica e scomoda del collezionista triestino Diego de Henriquez, in un libro di Cerceo, Cernigoi, Lorusso e Tolone


(G.T.) Sul finire del 2015 è uscito da Beit casa editrice di Trieste, il libro "Diego de Henriquez. Il testimone scomodo", scritto a quattro mani da Vincenzo Cerceo, Claudia Cernigoi, Luca Lorusso e Maria Tolone

Di seguito, una breve scheda pervenuta dagli autori:

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Vincenzo Cerceo, Claudia Cernigoi, Luca Lorusso, Maria Tolone, "Diego de Henriquez. Il testimone scomodo", Beit, Trieste, 2015.

«Il testo nasce dalla necessità di valorizzare la figura di Diego de Henriquez (Trieste, 20 febbraio 1909 – 2 maggio 1974), noto collezionista triestino ma soprattutto prezioso testimone del suo tempo. Lascia 313 diari manoscritti: una documentazione ancora inedita, che copre gli anni essenziali e drammatici di un trentennio di storia triestina, dal 1941 al 1974 e che in questo libro viene esplorata in dettaglio.


Spirito eclettico, dalle mille risorse, Henriquez ha dedicato la sua esistenza alla creazione di un Museo di Guerra per la Pace, ossimoro che si adatta all’intento del suo ideatore: distogliere il mondo dalla guerra, collezionandone gli strumenti di distruzione.


L’eccezionalità della vicenda di Henriquez ha ispirato scrittori come Veit Heinichen e Claudio Magris.»

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