venerdì 15 gennaio 2016

I "Finanzieri Democratici" commentano l'articolo del generale Rapetto pubblicato su "Il Fatto Quotidiano"

 Risultati immagini per rapetto
 
«Ho lasciato la Guardia di Finanza per non mancare di rispetto alla mia dignità»
 
Con le parole riportate nel titolo il Generale della Guardia di Finanza Umberto Rapetto – giornalista, scrittore, docente universitario, esperto di informatica a livello mondiale – manda il suo implicito J’accuse a governo e vertici  pro tempore della Guardia di Finanza.
 
Le stesse parole che sono state utilizzate vigliaccamente, da uno scandalizzato “signore” che ha segnalato un presunto abuso a Facebook, provocando così l’inibizione di alcune funzioni per il profilo dei Finanzieri Democratici. Il presunto abuso – che viene visto come tale solo da qualche mente perversa – consisterebbe nell’aver pubblicato sul profilo Facebook di “Redazione Movimento”, l’articolo a firma del  Generale Rapetto dal titolo: “Guardia di Finanza: buon compleanno Gat!”, di cui alleghiamo il link http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/01/08/guardia-di-finanza-buon-compleanno-gat/2358019/ .
 
«La mia storia al Gat – scrive con amarezza il Generale Rapetto –  si ferma il 30 giugno del 2012, quando – dopo undici inutili interrogazioni parlamentari che chiedevano il mio mantenimento nell’incarico – ho lasciato la Guardia di Finanza per non mancare di rispetto alla mia dignità».
 
Quel giorno (l’8 gennaio 2001) – narra ancora Rapetto – nasceva il Gruppo Anticrimine Tecnologico della Guardia di Finanza, il reparto speciale delle fiamme gialle dedicato al contrasto dei reati che vedevano il computer e Internet come strumento e bersaglio. Dopo quasi tredici anni di faticosa gestazione (ne cominciai a parlare alla fine del 1988 con enormi difficoltà a trovare interlocutori in grado di capire o almeno pazienti nell’ascoltare), grazie al Generale Pietro Sgarlata – pilota elicotterista in gioventù e quindi in epoca pionieristica – che amava le sfide, la GdF varava una rivoluzionaria unità operativa. Ora, però, la domanda diventa retorica: esiste ancora quel reparto? Ha lo stesso prestigio, la stessa visibilità mediatica, di quando a comandarlo c’era l’allora Colonnello Rapetto?
 
E’ sottilmente ironico il Generale Rapetto quando afferma che i computer nella Guardia di Finanza sono arrivati con enorme ritardo nelle caserme ed i finanzieri del Gat erano costretti a portarsi da casa quello personale. Chi scrive può testimoniare che quando le aziende private possedevano sofisticati computer e software, nella Guardia di Finanza c’erano ancora le vecchissime macchine da scrivere Olivetti.
 
Si parla tanto di fuga di cervelli dall’Italia verso l’estero e la Guardia di Finanza non si è resa conto di aver perso lentamente tutti i suoi più preziosi gioielli che aveva avuto la fortuna di annoverare tra i suoi Ufficiali: tra questi, e ci scusino gli altri, ma per dovere di sintesi citiamo solo il Generale Umberto Rapetto, il Colonnello Vincenzo Cerceo, il Colonnello Giuseppe Visalli ed il Capitano Carmine Buffone.
 
Per questa volta vogliamo essere buoni e generosi con l’”anonimo signore” che ha segnalato il nostro post a Facebook, gli diciamo che ha ancora per qualche giorno la possibilità di riscrivere al social network per dire di essersi sbagliato sul nostro conto e nello specifico nel segnalare, del tutto arbitrariamente, un articolo stampa già pubblicato da Il Fatto Quotidiano. Ma si sbrighi a farlo prima che venga attivato il nostro Ufficio Legale, dopo potrebbe essere troppo tardi. A buon intenditore poche parole.
 
LA SEGRETERIA NAZIONALE DEL MOVIMENTO DEI FINANZIERI DEMOCRATICI

Nessun commento:

Posta un commento