domenica 29 novembre 2015

"Hai denunciato la presenza di amianto? Resta punito". Il caso di un sottufficiale della Guardia di Finanza

 

Segnalare alle pubbliche autorità (a partire dai propri superiori gerarchici) una situazione che nuoce alla salute dovrebbe essere meritorio, un motivo per riconoscere degnamente il gesto compiuto, o quantomeno per non subire l'esatto contrario di un premio, cioè una "punizione". Tempo fa, su questo blog, avevamo parlato della denuncia di un sottufficiale della Guardia di Finanza circa la presenza di amianto in un sito del Comune di Fasano (Brindisi), destinato alla costruzione della nuova caserma del locale Comando delle Fiamme Gialle. Da wired.it si era appreso, nell'agosto scorso, che l'azione di bonifica, ancora non ultimata, aveva consentito la rimozione di una quantità di 800 kg. di fibra d'amianto (qui). Dal sito de L'Espresso si apprende ora che il sottufficiale in questione, Dimitri Pilo, «ha subito il demansionamento, la consegna di rigore, l'isolamento, l'abbassamento nelle graduatorie e l'impossibilità di fare carriera d'ora in poi», oltre a non aver trovato un legale locale che abbia voluto rappresentare le sue ragioni (dichiarazioni rilasciate da Davide Del Monte, direttore di Transparency International Italia).

Qui,  per leggere l'articolo de L'Espresso firmato da Gloria Riva, che tratta anche di un caso analogo a quello occorso a Dimitri Pilo (conclusosi, questo, con il licenziamento del segnalante), e della necessità di una legge che tuteli coloro che, all'interno di un'azienda o di una pubblica amministrazione, denuncino la presenza di storture (in inglese definti con il termine whistleblowers).

Gaetano Toro (segnalazione di Fedele Boffoli)

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