venerdì 20 novembre 2015

Fedele Boffoli sui fatti di Parigi: la funzione dell'arte

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                                      Il pianista

“Immaginate che non ci sia alcun paradiso / Se ci provate è facile / Nessun inferno sotto di noi / Sopra di noi solo il cielo / Immaginate tutta le gente / Che vive solo per l’oggi / Immaginate che non ci siano patrie / Non è difficile farlo / Nulla per cui uccidere o morire / Ed anche alcuna religione / Immaginate tutta la gente / Che vive la vita in pace /…” Sono le parole di John Lennon e della sua "Imagine" (Traduzione Ermanno Tassi, fonte web) evocate dalle note di un giovane pianista che si esibisce, all’indomani degli attentati di Parigi del 13.11.2015, davanti al “Bataclan”, ormai triste teatro di morte. Quale sia il ruolo, simbolico, del giovane artista è sfuggito ai molti ma, intanto, lui è lì, nel momento giusto, laddove altri sono assenti, a presenziare, ritualmente e con un messaggio universale, “pronipote” del mitologico Ares (M-arte) che ricordiamo, prima ancora che dio della guerra, quale difensore della terra dalle sciagure umane e sovrumane… Lì è l’artista, comunque sia, e, senza diminuire l’"Imagine" di Lennon con tutte le sue utopie, richiama, al “qui e ora”, alla consapevolezza quotidiana, mediale e spartiacque tra passato e presente… tra vita e morte; questa è l’Arte, di cui, in realtà nessuno parla, non asservita alla logiche strumentali dei poteri e dei profitti… causa di tanti guai, che restituisce il quotidiano arbitrio all’umanità: “Liberté, Égalité, Fraternité”, per intenderci… o il suo, esatto, contrario. “Si potrebbe dire che io sia un sognatore / Ma io non sono l’unico / Spero che un giorno vi unirete a noi / Ed il mondo sarà come un’unica entità… - John Lennon”. 

Fedele Boffoli (in Facebook)


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