sabato 22 agosto 2015

Guardia di Finanza - Antiche vicende (un passaggio di rubli verso l'Italia...)

Simbolo del KGB

All’inizio degli anni Novanta, mentre quale Comandante del G.I.C.O. (Gruppo Investigativo Criminalità Organizzata) del Friuli Venezia Giulia, conducevo col mio reparto a Trieste indagini su alcuni grossi traffici di vario genere provenienti dalla ex Unione Sovietica (materiale nucleare, armi ed altro) tra le carte sequestrate comparve anche un dato che, nel contesto dell’inchiesta, ebbe un ruolo marginale, soprattutto perché un trasferimento rapido del Comando Generale nei miei confronti mi impedì di condurre oltre le indagini. La cosa mi è tornata alla mente allorché ho avuto modo di leggere le memorie politiche dell’ex ministro Cirino Pomicino dal titolo “Geronimo – Strettamente riservato”, Editore Rizzoli, 2000.

Tra le nostre carte oggetto di indagini, infatti, risultava anche essere stata trattata, dall’ex URSS appunto, una grossa somma che, se la memoria non mi inganna, ammontava a cinque miliardi di rubli circa. Orbene, l’ex ministro Cirino Pomicino riporta colloqui da lui avuti col ministro degli interni di allora, Scotti, il quale, oltre a confermare il trasferimento di fondi nel nostro Paese da parte di agenti dei servizi segreti (ex KGB), parla anche di un incontro che, su questo argomento, il giudice Falcone avrebbe dovuto avere, qualche giorno dopo l’attentato che lo uccise, col magistrato moscovita Valentin Stepankov, il quale, da parte sua, in altra sede ha pienamente confermato tutto quanto qui sopra detto; dunque, il dato contenuto nella documentazione che noi a Trieste avevamo in esame, era esatto, anche se il Comando Generale giudicò, dal suo lato, le stesse carte inattendibili, tanto che, col mio trasferimento, fece terminare le indagini stesse. Forse, però, la cosa era troppo complessa, a livello politico sia interno che internazionale, per andare avanti, per questo non se ne fece nulla.

Vincenzo Cerceo
Col. (r) della G.d.F.

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