sabato 11 luglio 2015

Il (futuro) premier e il generale: "Se telefonando"

Il testo della conversazione tratta dagli atti dell'inchiesta Cpl Concordia resa nota da Il Fatto Quotidiano (qui), intercorsa l'11 gennaio 2014 tra Matteo Renzi - segretario del Partito democratico da poche settimane - e il generale della Guardia di Finanza, Michele Adinolfi - in quel momento comandante interregionale dell'Italia Centro Settentrionale e attualmente comandante in seconda del Corpo - ci dice, a mio parere, due cose:

1) ci conferma del livello al quale era giunto lo scontro all'interno del Partito democratico tra Matteo Renzi e l'allora presidente del Consiglio, Enrico Letta, per la conquista della poltrona di Palazzo Chigi da parte del primo, un conflitto che ricorda i duelli che si svolgevano nella Democrazia Cristiana, antecedente storico di un partito, la Margherita, nel quale i due contendenti militavano;

2) il fatto che alle tattiche del potere messe in atto da Renzi faccia da sponda un generale della Guardia di Finanza, ruolo che di per sé richiede un atteggiamento di neutralità rispetto alle dinamiche politiche, conferma (dopo le vicende giudiziarie nelle quali è stato coinvolto, una delle quali archiviata e l'altra sub iudice per un'analoga richiesta di archiviazione) che la recente nomina di questo ufficiale a comandante in seconda, seppur legittima da un punto di vista formale, forse era poco opportuna. 

Riporto di seguito due commenti sulla vicenda apparsi sul sito Facebook, Redazione Movimento (qui): 


""Se le intercettazioni telefoniche sono state trascritte fedelmente le notizie in esse contenute sarebbero clamorose. Il decadimento della politica, un premier che offende il suo predecessore e si "confida" con un generale della Guardia di Finanza, ma lui lo tratta come un ragazzino.""


""E' tutto inquietante se si pensa che, da pochi giorni, Michele Adinolfi è diventato anche il numero due della Guardia di Finanza. Sarebbe interessante capire cosa ne pensa il Presidente della Repubblica Mattarella, quello che pensiamo noi italiani si può immaginare.""

Gaetano Toro

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