lunedì 15 giugno 2015

Vincenzo Cerceo: Il perché dello Stato Islamico

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Il perché dello Stato Islamico
 
Contro cosa si oppone, in ultima istanza, lo Stato dei tagliagola e suicidi che sta mettendo in seria crisi la sicurezza mondiale? Bisogna, ritengo, partire da lontano. Se a qualcuno la cosa potrà sembrare inadeguata,  vedremo come alla fine una logica in proposito vi sia e molto precisa. Nel 1946, infatti, i poteri transnazionali del capitalismo finanziario mondiale, decisero di creare un meccanismo in grado di dominare i sistemi politici di ogni paese e l’intera economia del globo. Lo chiamarono Fondo Monetario Internazionale, una struttura feudo delle banche centrali di tutto il mondo avanzato, le quali banche sono però delle società per azioni private, con al vertice la banca dei regolamenti internazionali di Basilea. L’FMI controlla i prestiti al tesoro delle nazioni “sovrane”, gli scambi internazionali, compra gli uomini politici al potere che accettano di essere comprati, distrugge quelli che non si sottomettono. Un giudizio su detto fondo fu espresso chiaramente dal premio nobel per l’economia Stiglitz, dopo che aveva, nel 2000, lasciato la banca mondiale: “Il FMI ha imposto a tutti i paesi una ricetta economica sbagliata, che ha  gravemente danneggiato la loro capacità produttiva”. Fino agli anni Novanta, tuttavia, quel potere gigantesco aveva un contraltare di cui non poteva non tenere conto, e cioè, lo stato comunista degenerato nell’Unione Sovietica: era uno stato improponibile, ma con le armi atomiche. Poi, arrivò Gorbaciov, incapace di rifondare ma capacissimo di distruggere, e quel contraltare scomparve. L’FMI ne approfittò immediatamente. Facciamo l’esempio della privatizzazione forzata dei paesi dell’Est Europa: i prestiti del Fondo monetario internazionale servirono a rimborsare gli investimenti effettuati dai banchieri occidentali e dalle multinazionali, finendo per arricchire solo banchieri, politici alla Eltsin ed alla  Gaidar, ministro russo delle finanze di allora, e uomini d’affari senza scrupoli. Fu una privatizzazione troppo rapida, l’esatto equivalente opposto delle criminali nazionalizzazioni di Stalin,  con effetto catastrofico sulla gente. Con uno o due milioni di dollari, gli speculatori internazionali, poterono comprare fabbriche negli Urali le cui solo strutture valevano centinaia di milioni di dollari. Il lussuoso hotel centrale, nel centro di Mosca, fu messo in vendita a soli 1000 dollari. Mentre l’oligarchia e la malavita russe svendevano il paese d’accordo con i piani del FMI, decine di milioni di persone in quel paese precipitavano nella miseria più assoluta. Non fu solo la Russia, però, ad essere colpita dal FMI, basta ricordare l’Argentina del 2001, dopo la cura della ricetta FMI ed, ad esempio, il Senegal, che, costretto ad adottare le politiche neo liberiste, vide fallire interi settori economici che prima erano produttivi. Mi fermo qui, anche se si potrebbe continuare con gli esempi di distruzione; basti ancora vedere cosa disse l’altro premio nobel Krugman: “la globalizzazione iperliberista è stata gestita malissimo”. Al FMI, però, non intendono fermarsi, ansi ora è la gente dell’Europa ad essere attaccata, ed allora, dove i politici non si sono lasciati comprare, ha provveduto la guerra a distruggere i loro stati: Iraq, Libia ed ora Siria, e si è trattato di distruzioni irreversibili. In altri tempi, quando ancora esisteva un proletariato mondiale, organizzato e con una grande potenza di riferimento, per quanto grande potenza indegna ed inadeguata, sarebbe stato questo soggetto a reagire; ora che questa realtà non c’è più, un’altra realtà, purtroppo, sta prendendo le difese dell’umanità contro il mostro liberista e capitalista, ed è certo il difensore meno idoneo a svolgere quel ruolo, anche se per ora non si vedono oppositori più degni alla barbarie capitalista. Si tratta della gente disperata che i paesi distrutti perché non sottomessisi al FMI hanno creato e che è priva di prospettive, e lì che è nata l’Isis, come estrema ribellione a questo stato di cose. Non è certo la promessa di paradisi islamici e di Urì sempre vergini ad armare i giovani suicidi dello stato islamico, ma una disperazione giunta all’ultimo stadio. Dopo aver visto i loro paesi distrutti a causa degli interessi economici del mondo ricco, dopo la mancanza di ogni possibilità futura, la scelta che costoro fanno è conseguente: morire si, ma almeno distruggere tutto quello che è possibile di quelli che ci distruggono. E’ una guerra che sarà difficile fermare e che lascerà molte conseguenze non solo sugli islamici ma su tutto il pianeta; non diamone però la colpa al mostro di turno, cioè l’Isis: la colpa è di chi ha creato le condizioni perché l’Isis si realizzasse.
 
Vincenzo Cerceo   


    

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