giovedì 26 marzo 2015

Un commento sulla vicenda dell’ex generale Pollari

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Vedere sulle pagine del Corriere della Sera dei giorni scorsi, la foto di Pollari a tavola in allegra compagnia con Ercole Incalza, ora ben noto alle cronache, non ci ha molto meravigliato per la verità. Non è la prima volta, almeno da venti anni a questa parte, che i generali della Guardia di Finanza salgono agli “onori” delle cronache e, del resto, le vicende giudiziarie che lo hanno coinvolto per i gravi fatti avvenuti allorché egli era ai vertici dei servizi segreti italiani, sono state,  a nostro parere, abbastanza eloquenti. Il non avere saputo dire un chiaro e leale no a chi chiedeva di violare la sovranità italiana in quella circostanza è stata cosa molto spiacevole. Ma ormai quella vicenda è archiviata, anche con una grazia che il capo dello Stato di allora, quel Napolitano che, non dimentichiamolo, fu anche ai vertici del Partito Comunista Italiano prima di diventare liberista ed amico di Washington, concesse con non piena condivisione per una parte dell’opinione pubblica italiana. Archiviata, come è noto, in maniera palesemente politica quella vicenda, con un colpevole che però non può essere dichiarato tale per ragioni di Stato, si sperava che anche Pollari, lasciato il servizio attivo, si eclissasse sulla scena pubblica, ed il suo ruolo nella fase finale della sua carriera scivolasse lentamente verso l’oblio. Così, invece, pare che, purtroppo non è, visto che il Pollari usava, ed usa, stando alle notizie giornalistiche, una autovettura con targa di copertura e quindi dei servizi segreti. A che titolo? Non è forse in congedo? Oppure è ancora membro di quelle strutture, magari con un ruolo elevato dato il suo grado? Ci pare, comunque, un modo non corretto di usare il denaro pubblico. Vedremo se la Corte dei Conti competente riterrà di occuparsi della vicenda e, in caso positivo, come riteniamo dovrebbe essere, cosa dirà. Ma non è questo che ci interessa e, dobbiamo dirlo, ci dispiace. Personalmente sono quasi coetaneo di Pollari e, quindi, a lungo, nel Corpo delle “Fiamme Gialle”, abbiamo ricoperto lo stesso grado. Il Pollari era, allora, persona unanimemente stimata da tutti gli appartenenti al Corpo, sia per la sua intelligenza sia per la sua preparazione; era chiaro che sarebbe stato destinato, a suo tempo, ai vertici dell’istituzione. Il perché abbia, poi, fatto una scelta diversa è stata, per molti, il crollo di una certezza.
Dopo le gigantesche corruzioni che hanno fatto vergognare il Corpo, il vedere che anche la sua figura, sia pure per motivi diversi da quelli che avevano riguardato Giudice, Loprete, Cerciello, Tripodi, Petrassi, Spaziante ed altri ancora, si opacizzava in maniera definitiva, è stata cosa che ha molto dispiaciuto a chi del Corpo, nel Corpo, ancora credeva. Di chi, dunque, fidarsi? Oramai, dopo quasi trent’anni di servizio, non ci meravigliamo più di nulla, e troppe cose conosciamo che non verranno mai dette e che non ha più senso dire, dato che non interessano a nessuno e la prescrizione giudiziaria è ormai ben intervenuta a svolgere la sua funzione. Chi, come me, ha svolto oltre 28 anni di servizio nel Corpo uscendone penalmente e moralmente indenne, non può che fare malinconiche considerazioni su certe fiamme, specie quelle alte. Sono i fatti di cronaca che parlano.

Vincenzo Cerceo – Colonnello, in congedo, della Guardia di Finanza

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