mercoledì 17 dicembre 2014

Indagine della Corte dei Conti sui controlli fiscali: occorre una rivoluzione del rapporto fisco-contribuente

 



L'indagine della Corte dei Conti (delibera n. 17/2014 del 20 novembre 2014) sull'attività di controllo fiscale dello Stato, con riferimento ai suoi effetti in termini di tax compliance, vale a dire sul grado di adesione dei contribuenti agli obblighi fiscali, permette di fare il punto sui rapporti tra fisco e cittadini, sugli strumenti in grado di migliorarne la qualità, per poter ricondurre, in ultima analisi, l'evasione fiscale entro limiti fisiologici (attualmente è stimata intorno ai 120 miliardi annui).

La Corte dei Conti fa una prima distinzione: in Italia, accanto ai 30 milioni di persone che dichiarano redditi di lavoro dipendente o da pensione, vi sono 6 milioni di contribuenti (società di persone, di capitali, persone fisiche) che esercitano un'attività d'impresa o una professione potenzialmente a rischio di evasione: tra questi, 3,9 milioni sono imprenditori o professionisti individuali, un milione le società di persone e un altro milione quelle di capitale.

La Corte indica poi gli elementi su cui si basa il sistema fiscale italiano per chi è imprenditore o professionista: la tenuta della contabilità, l'autodichiarazione dei redditi, il versamento delle imposte in autoliquidazione, un severo sistema sanzionatorio.

Il sistema delle scritture contabili, secondo la Corte dei Conti, ha manifestato la sua scarsa efficacia, in quanto viene utilizzato spesso a scopi difensivi e quindi a posteriori per dimostrare l'esattezza dei dati indicati nella dichiarazione annuale. 

Un sistema basato sulle scritture contabili presuppone un'amministrazione in grado di controllare il numero più alto possibile di contribuenti, ma le cifre non vanno in questo senso: nell'anno d'imposta 2012, la Corte registra la concentrazione degli accertamenti sui "grandi" e "medi" contribuenti (ricavi superiori a 5.164.569 euro), mentre la massa dei cosiddetti "piccoli" (il 95% del totale delle partite Iva) può ragionevolmente sperare di subire un controllo del fisco una volta ogni 33 anni.

In aggiunta agli scarsi controlli, i magistrati contabili evidenziano la progressiva, nel tempo, diminuzione dell'entità delle sanzioni sia amministrative sia penali.

Il quadro delineato porta la Corte ad affermare che la maggior parte dei cittadini non sia invogliato a seguire un comportamento leale nei confronti del fisco, essendo preferibile, seguendo questo tipo di ragionamento, attendere il verificarsi di un controllo (confidando nella sua sporadicità), potendo poi ricorrere a strumenti di definizione bonaria, che consentono di saldare la propria posizione con un sostanziale sconto rispetto alle sanzioni edittali. Influisce negativamente sul grado di lealtà fiscale, inoltre, anche la recente attenuazione delle procedure di riscossione coattiva

Dato il quadro critico della macchina fiscale e del conseguente livello di evasione, la Corte dei Conti propone una rivoluzione del rapporto tra fisco e contribuente: non più un'amministrazione che intervenga successivamente alla presentazione delle dichiarazioni annuali con un intento unicamente repressivo, ma uno Stato che assista i contribuenti nella fase dell'adempimento degli obblighi tributari, utilizzando le banche dati a sua disposizione (catasto, atti del registro, flussi finanziari), segnalando in anticipo al contribuente i dati rilevanti ai fini della compilazione della dichiarazione fiscale. Il tutto presuppone una semplificazione della normativa che agevoli gli adempimenti, riducendo per questa via, nel tempo, anche il ricorso alla consulenza di commercialisti e caf, con un conseguente risparmio del costo per l'assistenza fiscale.

La magistratura contabile avanza anche alcune proposte per ridurre il monte dell'evasione fiscale:

a) estensione della fatturazione elettronica;
b) generalizzazione del tracciamento dei pagamenti delle fatture;
c) acquisizione dei dati relativi agli studi di settore dalle banche dati, e non più direttamente dal contribuente;
d) applicazione del metodo di versamento dell'Iva detto reverse charge o "inversione contabile"(qui), che pone in capo all'acquirente l'obbligo del versamento dell'Iva;
e) un potenziamento degli organici dell'amministrazione finanziaria per incrementare il numero dei controlli.

La Corte afferma anche che una parte dei suggerimenti avanzati è già stata oggetto di provvedimenti presentati dal governo per l'approvazione del parlamento.

Per leggere la delibera della Corte dei Conti (n. 17/2014), cliccare qui.

Gaetano Toro

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