martedì 23 settembre 2014

Sullo stato di agitazione delle Forze di Polizia

 

Il Movimento dei Finanzieri Democratici, nato per sindacalizzare, regionalizzare e smilitarizzare la Guardia di Finanza, solidarizza con lo stato di agitazione proclamato dai sindacati di tutte le Forze di Polizia. In un’ottica di piena democrazia, e di interpretazione ampia e non restrittiva delle norme costituzionali, qualunque categoria di lavoratori può proclamare uno stato di agitazione, di protesta, e manifestare liberamente le proprie idee. Tutto ciò, almeno fino ad oggi, è stato impedito da giurassici regolamenti militari nonché da vetuste norme create ad hoc dal potere politico per aggirare le libertà sindacali e lo stesso spirito della Carta Costituzionale di cui parlavamo prima. 

Questa ipocrisia politica vorrebbe le Forze di Polizia e le Forze Armate non asettiche ed imparziali, come è giusto che sia, ma ottusamente sottomesse e prive di ogni elementare e consolidato diritto umano. Ecco perché, i Finanzieri Democratici, operando in un’ottica di piena legalità nella difesa delle proprie idee, ritengono offensivo e limitante relegare le decisioni sui diritti dei Finanzieri ai vertici militari od ai soli rappresentanti del Co.Ce.R., un organismo pseudo sindacale con nessun potere decisionale, che nella realtà è molto vicino allo specchietto per le allodole, considerato che al vertice della rappresentanza militare viene posto d’ufficio – sempre – un rappresentante della categoria degli ufficiali, ovvero quella dei dirigenti. Pertanto, per raccontarla con una metafora, sarebbe la stessa cosa se il manager Marchionne rappresentasse gli operai della Fiat.

Il Movimento dei Finanzieri Democratici, che per statuto e per sua stessa natura si è occupato da sempre solo di diritti e non di migliorie economiche, in questa circostanza non può non prendere atto di una situazione economica divenuta insostenibile per il personale delle Forze di Polizia ed in particolare per quello non direttivo e non dirigente. Oggi come oggi, se il blocco stipendiale dovesse proseguire, oppure se gli aumenti dovessero corrispondere alle solite elemosine alle quali ci hanno abituato i cosiddetti Governi del rigore, c’è il serio rischio di future defezioni persino dagli arruolamenti, così come accadde nella seconda metà degli anni Settanta, allorquando, l’allora Governo, fu costretto ad inserire dei premi economici incentivanti d’arruolamento per potere coprire i previsti organici. 

Lorenzo Lorusso – presidente nazionale del Movimento dei Finanzieri Democratici

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