martedì 29 luglio 2014

400 finanzieri ricorrono alla Corte di Strasburgo per il riconoscimento dei diritti sindacali

 

Ha destato sorpresa, qualche giorno fa, la pubblicazione (qui) sul quotidiano la Repubblica di un avviso a pagamento, con il quale si dava notizia di un ricorso che 400 finanzieri hanno presentato alla Corte europea dei diritti dell’uomo contro lo Stato italiano. Il ricorso prende le mosse dal rifiuto (qui) del Tribunale di Torino di ammettere, come parte civile nel processo contro alcuni manifestanti no-tav per fatti accaduti in Val di Susa, il Cobar della Guardia di Finanza. La motivazione dei giudici piemontesi si basa sul fatto che la rappresentanza militare non ha natura di associazione sindacale, svolgendo unicamente un ruolo di portavoce interno al Corpo. Il ricorso presentato alla Corte di Strasburgo mette in evidenza, nella normativa vigente, la violazione del diritto di associazione sindacale per gli appartenenti alla Guardia di Finanza, e la conseguente disparità di trattamento con i membri della Polizia di Stato, le cui organizzazioni sindacali sono state ammesse come parti civili nel processo. L'attualità della questione sollevata, è data anche dal dibattito in corso in Parlamento sulla riforma della rappresentanza militare. Allo stato dell'arte non c'è da essere molto ottimisti, in quanto sembra prevalere l'orientamento della maggioranza parlamentare sul non riconoscimento dei diritti sindacali per i militari (qui, un'intervista della relatrice del provvedimento, la deputata del Pd, Villecco Calipari, dal sito ilnuovogiornaledeimilitari.it).

Gaetano Toro

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