martedì 22 aprile 2014

Sull'unificazione delle polizie, serve uno scatto di reni



Da qualche tempo è tornato il dibattito sulla unificazione delle forze di polizia, da ultimo nell'ambito delle proposte sulla "revisione della spesa" avanzate dal commissario ad hoc, Carlo Cottarelli. In un precedente articolo, (qui), avevamo parlato della posizione contraria del Cocer dei Carabinieri; visitando il sito dell'associazione "Finanzieri cittadini e solidarietà" (Ficiesse), apprendiamo di un dibattito interno tra perplessi (se non contrari), come il segretario Vincenzo Vacca, e favorevoli, come l'ex segretario Carlo Germi. Qui non interessa guardare dal buco della serratura ciò che succede in altre associazioni, perché, comunque, il dibattito interno è fisiologico in ogni organismo; ciò che viene da dire è che le proposte di unificazione di burocrazie si sono sempre scontrate con gli interessi "particolari" degli "unificandi",  timorosi di perdere la propria identità in un nuovo contenitore o, man mano che si sale nella scala gerarchica, timorosi di perdere le "piccole-grandi" aree di privilegio connesse al proprio status. Serve, secondo me, uno scatto di reni, andare oltre l'ostacolo: l'unificazione porterà maggiore efficienza nell'impiego degli uomini e dei mezzi, un risparmio per il bilancio dello Stato (valutato da Cottarelli in 800 milioni nel 2015 e 1,7 miliardi nel 2016) e, aspetto non secondario, la possibilità, per la Guardia di Finanza, di superare l'attuale, anacronistico, assetto militare.

Gaetano Toro

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