lunedì 24 marzo 2014

Si può essere onesti in Italia? Lettera aperta al comandante della Tenenza di Ronchi dei Legionari (Gorizia)



Mio figlio Luca, nei mesi scorsi, essendo già laureato in lingue e letterature straniere, è stato a Mosca per un lungo corso di aggiornamento riguardante la lingua russa. Al suo rientro ha fatto scalo all’aeroporto di Roma Fiumicino, laddove gli è stato controllato per ben due volte – dalla Polizia di Stato prima e dalla Guardia di Finanza poi – il suo passaporto ed i suoi bagagli. Ovviamente tutto in regola.

Come se non bastasse, quando è giunto all’aeroporto di Ronchi dei Legionari (Gorizia) con volo interno (avrebbe voluto e potuto prendere il treno a Roma ma per arrivare prima e più comodamente ha optato per l’aereo) la Guardia di Finanza gli ha controllato ancora una volta tutti i bagagli, proprio come se fosse possibile fare del contrabbando da Roma a Trieste, ovvero nell’ambito della stesso Paese. E, quando gli è stato chiesto persino di esibire un documento di identità, lo ha fatto dando ai due finanzieri la sua carta d’identità. «Non basta!», si è sentito rispondere in maniera seccata da uno dei due, «mi esibisca il suo passaporto». Mi chiedo: ma per venire da Roma a Trieste occorre il passaporto? Bossi, è forse riuscito a fare la secessione?

Mio figlio che è un ragazzo onesto, incensurato e non ha nulla da temere da qualunque controllo, ha esibito il passaporto (avrebbe potuto anche non farlo visto che è un cittadino italiano e proveniva da Roma), che mostrava una marca da bollo che era scaduta durante la sua permanenza a Mosca. In un paese straniero e non comunitario avrebbe mai potuto acquistare la marca da bollo scaduta? Quando è partito dall’Italia non lo era e, probabilmente, questo dettaglio è stato valutato con sagacia dagli agenti della Polizia di Stato e della Guardia di Finanza di Roma, tant’è che nulla avevano obiettato.

Morale della favola, i due zelanti finanzieri della Tenenza di Ronchi dei Legionari, hanno redatto un verbale irrogando una sanzione di 103,00 euro, a fronte di una presunta evasione di una marca da bollo di soli 40,29 euro. Per me che sono venuto a conoscenza del fatto è una vergogna che si cerchi il pelo nell’uovo degli onesti cittadini mentre alla vera evasione fiscale viene fatto il solletico e risulta solo minimamente sfiorata. Lo dimostrano i dati da guinness dei primati dell’evasione fiscale italiana, che, nonostante i 65.000 agguerriti finanzieri sparsi su tutto il territorio nazionale, continua a galoppare, a quanto pare, poco disturbata se consideriamo che alla Parmalat – quando scoppiò lo scandalo – non effettuavano una verifica fiscale globale da circa 22 anni.

Caro comandante della Tenenza di Ronchi dei Legionari, è così che fate la lotta all’evasione? Glielo dico senza offesa perché anche io ho fatto parte del Corpo della Guardia di Finanza e vorrei che tutto andasse diversamente, ma glielo dico anche con molta amarezza e senso di disagio considerato che oltre ad essere un ex dipendente sono pure un contribuente.

Lorenzo Lorusso - Trieste

Nessun commento:

Posta un commento